Il Savoiardo (1848)

 

Il Savoiardo.

Canto per il popolo dedicato all’onoratissima

Signora ADELINA WINDERLING (1848)

                                                                                                Parole di G. Prati.


Dal di che hai monti della Savoia

Lasciai piangendo l’ultimo addio,

non è più gioia

dentro al cor mio.


Fedel compagno del mio cammino

Per valli e monti, fra genti strane,

m’è solamente quest’organino,

che mi dà il pane.


Nel cavo seno del mio stromento

chiuse in segreto son tre canzoni

l’una è selvaggia siccome il vento

de’ miei burroni,

e fò sentirla se alcun mi cresce

questo penoso fardel ch’io porto,

e il disperato grido che n’esce,

mi dà conforto.


L’altra canzone mormora piena,

d’occulte gioie, d’occulti affanni,

somiglia al canto della mia Lena,

morta a vent’anni!


E fo sentirla s’io miro un bello

E afflitto volto di giovinezza

Che ai rai di luna sul veroncello

Canta ed aspetta.


L’ultimo suono, suon di speranza,

talor pel lieto aere s’intese

quando incontravo qualche sembianza

del mio paese.


E ancor l’udreste s’io pur pensassi

Riedere ai dolci natii casali,

ma quelle piante, quei fior, quei sassi,

non son più eguali!


Come alla patria tornar si puote?

Quando si è perso Madre ed Amore?

Ahi! Con due sole dolenti note

Ahi! Con due sole dolenti note

Piange il mio core.


Così seguendo nel mio camino

Per valli e monti fra genti strane

M’è sol compagno quest’organino

Che mi dà il pane.


E spesso in cruccio chino la testa,

e sin del pane vo’ dubitando,

ma gli uccelletti della foresta,

mi van  cantando:

fratello i paschi trovammo asciutti.

Sappiam fratello, gli affanni tuoi,

ma Dio che vede, Dio c’è per tutti,

anche per noi.